L’autopsia conferma: è dell’ex vigilessa Laura Ziliani il corpo ritrovato nel Bresciano. Nessun segno di violenza

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Il corpo è quel corpo. Il tempo, la terra sotto cui era sepolta e l’acqua della piena dell’Oglio che l’aveva travolto e poi parzialmente riportato in superficie, non hanno cancellato due caratteristiche decisive per attribuire a Laura Ziliani l’identità della donna ritrovata l’8 agosto a Zione. Un paio di orecchini che l’ex vigilessa di Temù portava ancora ai lobi, e una ciste sotto il piede destro.

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Era scalza, Laura Ziliani, senza le scarpe con i plantari speciali che avrebbe dovuto portare nell’ipotesi – quella riferita dalle figlie Paola e Silvia, indagate per omicidio volontario e soppressione di cadavere insieme al fidanzato della seconda – della gita solitaria in montagna che avrebbe effettuato l’8 maggio, il giorno della sua scomparsa. Una scarpa, bucata, da trekking, era stata ritrovata il 23 maggio sul ponte che attraversa il torrente Fumeclo, a monte rispetto a Temù, ed era stato attribuito dalle figlie alla madre.

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Ancora, il cadavere era ricoperto da pochi brandelli di tessuto, oltre alla biancheria intima: probabilmente una vestaglia, quasi impossibile che si trattasse di abbigliamento da trekking. E soprattutto, l’esame autoptico effettuato dal medico legale Andrea Verzeletti agli Spedali Civili di Brescia non ha rivelato segni di violenza: fori di proiettile, tagli da lama, fratture da corpo contundente.

Saranno gli esiti dei laboriosi esami istologici a stabilire se la 55enne vedova, impiegata al comune di Roncadelle e residente a Urago Mella da quando aveva lasciato la sua casa di Temù, sia stata avvelenata, asfissiata o annegata. Insomma, se sia stata uccisa o – ipotesi ormai residuale nell’inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo e dal pm Caty Bressanelli – se sia stata fatale una caduta o un malore.

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