Lacrime e disegni da bambini

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I disegni dei bambini di Mariupol fuggiti dalla guerra. Foto di Omar Marques/Getty Images

I disegni dei bambini di Mariupol fuggiti dalla guerra. Foto di Omar Marques/Getty Images

I disegni dei bambini di Mariupol fuggiti dalla guerra. Foto di Omar Marques/Getty Images 

Strappalacrime, dice una signora su Twitter commentando una di queste fotografie di guerra. Forse lo direbbe anche di questi disegni: gli autori sono bambini e bambine di Mariupol, in fuga dalla guerra. Strappalacrime! Siamo diventati così cinici da attribuire un ricatto emotivo alla neutralità di un documento testimoniale. Ma una foto di guerra non vuole strapparci nessuna lacrima, tantomeno se non siamo disposti a piangere.

Vede, signora, qui, in questi disegni, la guerra non si vede. Non c’è sangue, non c’è devastazione, non ci sono macerie. Sono disegni a pennarello, a pastello. Tutto molto tenue, rassicurante! No. C’è qualcosa di perfino più spaventoso di quanto si possa cogliere nelle foto strappalacrime: il segno che una guerra lascia nell’immaginazione di un bambino. La sua fantasia popolata di carri armati. Le sue notti popolate di incubi. È spaventoso, è scandaloso, è ingiusto. Ma non deve piangere, signora, se non vuole, non si preoccupi, non pianga. Però magari può leggere un libro di Svetlana Aleksievi? che si chiama “Gli ultimi testimoni”. La grande scrittrice bielorussa nata in Ucraina intervista persone che hanno vissuto la guerra da bambini. Persone che avevano cinque anni, otto, dieci e non sono riuscite a dimenticare.

L’epigrafe evoca uno scrittore russo, forse strappalacrime anche lui, perché si chiede come potremo mai giustificare il mondo, la nostra felicità e l’armonia eterna se “si dovrà versare sia pure una sola lacrima di bambino”.

Nessun progresso, nessuna rivoluzione, nessuna guerra potrà mai valere anche quella sola lacrima. Essa peserà per sempre

Ah, dimenticavo, signora: lo scrittore russo si chiama Dostoevskij.

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