Bankitalia, flat tax e tetto al contante: il fact checking delle parole di Meloni

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MILANO – Le critiche di Bankitalia alla Manovra? “Non mi pare”. I vantaggi agli autonomi con la flat tax rispetto ai dipendenti? “Falso”. L’abbassamento del tetto al contante? “Criticato anche dalla Bce”. Nella sua rubrica su  Facebook, Giorgia Meloni rispedisce al mittente i principali rilievi rivolti al governo dopo l’approvazione della Legge di Bilancio. Ma è davvero come dice la presidente del Consiglio? Ecco un fact checking delle sue parole.

Le critiche di Bankitalia

Che cosa ha detto Giorgia Meloni. “A me pare che Bankitalia non abbia, in audizione alle commissioni competenti, mosso particolari critiche sulle principali misure di questa manovra. Puramente c’è stata una polemica, o diciamo un approccio critico, sulle nostre misure sul tema del contante e l’obbligo del pos”.

Che cosa ha detto Bankitalia. Bankitalia si è soffermata sulla Manovra nella sua audizione sulla Legge di Bilancio la scorsa settimana. Le critiche di Via Nazionale non si sono limitate però a Pos e contante. A proposito del reddito di cittadinanza, che il governo si prepara a ridimensionare sensibilmente, Fabrizio Balassone, capo del Servizio struttura economica di Bankitalia, ha parlato di  “tappa significativa nell’ammodernamento del nostro sistema di welfare“, ricordando che senza reddito “nel 2020 avremmo avuto un milione di poveri assoluti in più, equivalenti a 450 mila famiglie”. Via Nazionale riconosce però che “l’attuale assetto del reddito di cittadinanza non è privo di aspetti critici”.

A proposito dei nuovi provvedimenti fiscali di definizione agevolata e saldo e stralcio delle cartelle, Banca d’Italia ha sottolineato che “le disposizioni in materia di pagamenti in contante e l’introduzione di alcuni istituti che riducono l’onere tributario per i contribuenti non in regola rischiano di entrare in contrasto con la spinta alla modernizzazione del Paese che anima il Pnrr e con l’esigenza di continuare a ridurre l’evasione fiscale”.

La flat tax che avvantaggia gli autonomi

Cosa ha detto Giorgia Meloni:  “Ci è stato detto che le nostre misure sulla flat tax per le partite Iva discriminano i dipendenti. La tesi, sostenuta anche da alcuni sindacati, è che estendendo la flat tax fino a un fatturato di 85 mila euro, faremmo pagare a loro molto meno tasse dei lavoratori dipendenti. Questo è falso”.

Cosa dicono i numeri. A parlare in maniera chiara era stata sempre Bankitalia la scorsa settimana in audizione, spiegando che applicare trattamenti fiscali diversi per diverse categorie di lavoratori rischia di produrre forti disparità. “La sussistenza di regimi fiscali eccessivamente differenziati tra differenti tipologie di lavoratori pone anche un rilevante tema di equità orizzontale, con il rischio di trattare in modo ingiustificatamente dissimile individui con la stessa capacità contributiva”, aveva detto Balassone.  

Un recente studio della Uil  ha messo poi a confronto due tipologie di contribuenti per diverse fasce di reddito. Un commerciante con un fatturato da 85 mila euro e un dipendente con 85 mila euro di reddito. Sul primo graverebbe ora un’imposta di 3825 euro, sul secondo un’Irpef di 30.766.

Altre simulazioni realizzate da smileconomy per Repubblica, e che includono anche l’onere del versamento dei contributi (che è più pesante per i lavoratori autonomi), mettono a confronto un lavoratore autonomo con un fatturato da 90 mila euro e un dipendente con 90 mila euro di reddito. Anche in questo caso il beneficio è di quasi 10 mila euro netti a vantaggio del lavoro autonomo. Le posizioni si invertono soltanto considerando anche la quota di contribuzione in capo al datore di lavoro e quella accantonata per il Tfr. Somme che però il lavoratore percepirà soltanto una volta in pensione o alla fine delle propria esperienza lavorativa. Se si considera il solo reddito netto percepito a fine anno il vantaggio per le partite Iva è schiacciante.

Il tetto al contante e la Bce

Cosa ha detto Giorgia Meloni: “La Bce fa una serie di valutazioni critiche in merito all’abbassamento del contante. In pratica la Bce dice al governo italiano ‘attenzione a continuare ad abbassare il denaro contante costringendo a pagare con la moneta elettronica perché a differenza del contante ha un problema di commissioni essendo una moneta privata”.

Cosa dice la Bce. Giorgia Meloni fa riferimento alla lettera inviata il 13 dicembre 2019 dalla Banca Centrale Europea ai presidenti di Camera e Senato in occasione della conversione del decreto che abbassava il tetto al contante a 2000 e poi 1000 euro . Le contestazioni di Francoforte, a differenza di quello che evidenzia Meloni, sono prima di tutto nel metodo che nel merito. La Banca Centrale, in particolare, “chiede di essere consultata in virtù della propria competenza consultiva ai sensi del TFUE”, cioè il Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea.

Entrando poi nel dettaglio della misura la Bce presenta sette obiezioni. Tra queste l’invito a verificare che l’accesso agli strumenti alternativi di pagamento e che non sono gratuiti siano comunque facilmente accessibili a tutti. Al sesto punto poi la Bce rimarca esattamente quello che Bankitalia ha evidenziato la scorsa settimana sollevando le proprie obiezioni alla Manovra, cioè che le limitazioni sarebbero giustificate solo se in grado di assicurare gli obiettivi di lotta all’evasione: “Si dovrebbe quindi dimostrare chiaramente che tali limitazioni permettano, di fatto, di conseguire la dichiarata finalità pubblica della lotta all’evasione fiscale”, scrive la Bce. Perentorio il giudizio di Bankitalia in questo senso: “Soglie più alte favoriscono l’economia sommersa, mentre l’uso dei pagamenti elettronici ridurrebbe l’evasione”, aveva detto Banca d’Italia in audizione.

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